TRASPARENZA E LEGALITÀ NELLE ISTITUZIONI IN DIVISA: IL PDM PUBBLICA I DATI SUI PROCEDIMENTI PENALI NELLE FORZE DELL’ORDINE E DENUNCIA LE RESISTENZE DELLE AMMINISTRAZIONI COINVOLTE

Roma, 8 maggio 2026 — Il Partito per la tutela dei diritti dei Militari (PDM) rende pubblici oggi i risultati di un’estesa indagine conoscitiva condotta attraverso lo strumento dell’accesso civico generalizzato (FOIA) ai sensi del D.Lgs. 33/2013, avviata il 27 febbraio 2026 con istanze simultanee indirizzate all’Arma dei Carabinieri, alla Guardia di Finanza e alla Polizia di Stato. L’obiettivo era ottenere, per la prima volta in modo sistematico, il dato numerico dei procedimenti penali a carico del personale delle Forze dell’Ordine, suddiviso per ruolo e tipologia di reato, nel quinquennio 2021–2026.

I NUMERI CHE LE ISTITUZIONI NON VOLEVANO MOSTRARE
I dati ottenuti — seppur parziali a causa delle resistenze opposte dalle amministrazioni interessate — delineano un quadro di assoluto interesse pubblico:
Guardia di Finanza: al 27 febbraio 2026, 1.431 procedimenti penali coinvolgono appartenenti al Corpo in qualità di indagati o imputati. Di questi, 95 riguardano Ufficiali, 484 Ispettori, 191 Sovrintendenti e 412 Appuntati e Finanzieri.
Polizia di Stato: i dati forniti nel mese di aprile 2026 evidenziano circa 1.700 procedimenti penali a carico di personale in servizio, con le seguenti categorie di reato predominanti: delitti contro la persona (prima categoria assoluta), delitti contro la pubblica amministrazione e delitti contro la fede pubblica. Da segnalare la presenza di numerosi “omissis” su categorie a bassa numerosità, che impediscono una visione completa del fenomeno.
Arma dei Carabinieri: i dati disponibili, ottenuti solo in parte e non nella forma richiesta, evidenziano 2.457 procedimenti aperti nel periodo 2021–2026 a carico di personale in servizio a febbraio 2026. Il trend mostra un picco nel 2021 (635 procedimenti annui) e una progressiva riduzione fino ai 342 del 2025, con la categoria degli Appuntati e Carabinieri che rappresenta da sola oltre il 50% del totale.

IL CONFRONTO CON LA POPOLAZIONE CIVILE
Secondo i dati ISTAT e del Ministero della Giustizia, il tasso di procedimenti penali nella popolazione civile italiana si attesta attorno a 18,5–19,2 procedimenti per 1.000 abitanti (anni 2023–2024). Applicando la medesima metrica al personale delle Forze dell’Ordine, emerge che il tasso di incidenza per la Guardia di Finanza (~16 per 1.000) e per la Polizia di Stato (~17,9 per 1.000) risulta in linea con quello della popolazione civile, mentre per l’Arma dei Carabinieri il dato cumulato quinquennale supera tale soglia. Questi numeri dimostrano che il fenomeno è statisticamente rilevante e merita un monitoraggio sistematico e trasparente da parte delle istituzioni competenti.

UNA VERGOGNOSA DISPARITÀ DI TRATTAMENTO
“Il caso dell’Arma dei Carabinieri è emblematico di un approccio istituzionale inaccettabile,” dichiara Luca Marco Comellini, Segretario Politico del PDM. “Guardia di Finanza e Polizia di Stato hanno risposto alle medesime istanze fornendo – ancorché parzialmente incompleti – i dati richiesti, dimostrando che l’estrazione è tecnicamente possibile. I Carabinieri, invece, hanno opposto prima un silenzio ingiustificato, poi argomenti di presunta onerosità tecnica smentiti dall’operato delle forze sorelle, infine hanno fornito dati parziali e incompleti, qualificando ogni ulteriore richiesta come ‘surrettizia committenza gratuita di attività di elaborazione dati’. Questo non è buon andamento della pubblica amministrazione: è ostruzionismo alla trasparenza.”

PROCEDURA VIZIATA, DATI NASCOSTI
L’analisi giuridica condotta dal PDM ha evidenziato una serie di vizi procedurali gravi negli atti dell’Arma dei Carabinieri e, in parte, della Polizia di Stato: difetto di motivazione specifica sui motivi di onerosità, silenzio-inadempimento maturato il 30 marzo 2026, sostituzione arbitraria dell’oggetto dell’istanza con documentazione non pertinente (relazioni sulle sanzioni disciplinari militari al posto dei procedimenti penali ordinari), disparità di trattamento rispetto ad istituzioni analoghe. Il provvedimento di riesame emesso il 4 maggio 2026 dal Responsabile per la Prevenzione della Corruzione e Trasparenza del Ministero della Difesa ha confermato il diniego senza fornire una motivazione tecnica adeguata.

“La trasparenza non è un optional concesso dalla benevolenza delle istituzioni: è un diritto garantito dalla legge e dai principi costituzionali. Chi serve lo Stato in divisa deve essere, al pari di ogni altro cittadino, soggetto al principio di responsabilità pubblica. I dati che abbiamo ottenuto dimostrano che il fenomeno esiste, è misurabile e deve essere monitorato. Continueremo a batterci finché ogni amministrazione non si conformerà agli obblighi di trasparenza che la legge impone. Per questo motivo abbiamo scritto alle istituzioni democratiche e di vigilanza.” conclude Comellini.

Schede analisi comparativa

Lettera alle Istituzioni