Francesco, pecunia non olet?

E alla fine i “preti-soldato” si sono tenuti gradi e soldi, alla faccia di Papa Francesco e di quanti credono ancora nell’esistenza di uno Stato laico e autonomo rispetto al potere ecclesiastico.

Ne è passato di tempo da quando i parlamentari radicali rivendicando la laicità dello Stato ne chiedevano la cancellazione dall’ordinamento militare o quantomeno di porre i costi degli esagerati stipendi e pensioni a carico della Chiesa. E poi ancora i grillini della prima ora che li volevano fuori dalle caserme; i servizi televisivi della “iena” Pelazza e le pubbliche promesse dell’Ordinario militare e del suo vice di rinunciare ai gradi e ai soldi.

Eppure, lo scorso 14 aprile l’Aula della Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge di Ratifica dello Scambio di lettere tra la Repubblica italiana e la Santa Sede sull’assistenza spirituale alle Forze armate, fatto a Roma e nella Città del Vaticano il 13 febbraio 2018.
L’intesa – segretissima fino a qualche mese fa – oggetto di ratifica volta ad aggiornare la disciplina concernente l’assistenza spirituale alle Forze armate e lo status dei cappellani militari ha permesso ai “preti-soldato” di mantenere il grado gerarchico e il relativo trattamento economico alla faccia di tutti quelli, Papa Francesco in testa, che pensano che l’essere preti significhi essere «servitori, non arrampicatori né imprenditori».
Le nuove regole lasciano ai cappellani i gradi militari col relativo stipendio di base da ufficiale secondo il grado di assimilazione a cui si aggiungono l’indennità integrativa speciale, l’indennità mensile di impiego operativo di base e, qualora disposte dalle competenti autorità, l’indennità di missione e l’indennità di imbarco. Inoltre, i cappellani militari non saranno più soggetti al Codice e alla disciplina militare, né alla giurisdizione penale militare se non in caso di mobilitazione totale o parziale o di servizio all’estero.
Tra le tante “supercazzole” che fanno dell’intesa la conferma del gattopardiano motto “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” vi è quella che riguarda il grado dell’Ordinario militare che non sarà più assimilato al grado di generale di corpo d’armata ma a quello di tenente generale. Ovviamente non è una rinuncia a qualche beneficio (non sia mai, Sic!) visto che i due gradi sono perfettamente corrispondenti: è solo una questione lessicale.
Ovviamente – e questa non è una questione lessicale – il peso economico degli stipendi dei 162 preti-soldato e delle loro pensioni resta a completo carico dei contribuenti (non sia mai che la Chiesa si accolli la spesa. Sic !)
E pensare che solo lo scorso 25 aprile Papa Francesco, nell’ordinare alcuni nuovi sacerdoti, ha raccomandato di stare «lontani dai soldi», di essere «poveri che amano i poveri». Di allontanarsi «dalla vanità».

Suvvia Francesco … in fin dei conti lo sai anche tu che “pecunia non olet”.

Missioni internazionali, Comellini (Pdm): scioglimento Parlamento mette fine a rinnovo missioni

Roma – 28 dic 2017 – “La legislatura è finita e lo scioglimento del Parlamento è solo una questione di ore. È in queste situazioni che il pressapochismo del legislatore italiano emerge in tutta la sua dirompente drammaticità. Per rendersene conto agli italiani, ma anche e soprattutto ai nostri interlocutori internazionali, basta leggere il testo della legge 145/2016 “Disposizioni concernenti la partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali” che, con l’articolo 2, comma2, affida al voto del Parlamento l’autorizzazione per le singole missioni e, col comma 3, al Governo il compito di emanare, entro i successivi 60 giorni, i relativi decreti per il finanziamento.
Tra poco il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, secondo le informazione riportate dai media in queste ore, dovrebbe decretare lo scioglimento della Camera e del Senato e allora, volendo escludere che il premier Gentiloni e la sua ministra Pinotti abbiano potuto anche solo pensare che l’approvazione da parte del Parlamento sui provvedimenti di impiego delle nostre forze armate all’estero sia da considerare un mero fatto scontato o del tutto irrilevante, la questione va senza dubbio rimessa alla sensibilità istituzionale del Presidente Mattarella e alla sua valutazione sulla differenza tra un atto di indirizzo votato da un Parlamento oggettivamente distratto dalla competizione elettorale ed uno deliberato da un Parlamento ancora in carica e nel pieno dei suoi poteri e quindi anche capace di bocciare, senza possibilità di appello le missioni armate e di guerra o, come quella annunciata in Niger, con falsi scopi umanitari. Missioni che i nostri militari sono costretti a fare all’estero invece di impegnarsi a vigilare e a garantire la sicurezza dei nostri confini e dei nostri mari.
Inoltre Mattarella non potrà non tenere nella dovuta considerazione gli ulteriori adempimenti a cui la legge obbliga il Governo e poi ancora il Parlamento in caso di approvazione di atti di indirizzo favorevoli allo svolgimento delle missioni.”.