Facciamo chiarezza sulle “acque di bordo”: Il re è nudo.

In merito alla questione delle acque destinate al consumo umano a bordo della Nave Magnaghi l’ammiraglio Marzano ha fatto del suo meglio per dare la sua versione dei fatti. Versione che a mio avviso non solo è sicuramente incompleta ma è anche assolutamente carente dal punto di vista dell’interesse alla tutela offerta nel tempo (dal 2001 ad oggi) agli equipaggi che lo stesso alto ufficiale ha definito una priorità della forza armata. E la situazione sulle altre navi quale è? Leggi tutto “Facciamo chiarezza sulle “acque di bordo”: Il re è nudo.”

Acqua di bordo destinata all’uso umano: ferma Nave Magnaghi, dubbi anche sulle unità navali dell’Arsenale di Taranto

Perché il vertice della Marina militare ancora non ha reso pubblici i risultati delle analisi delle acque destinate al consumo umano utilizzate a bordo delle navi della sua flotta?
Il personale imbarcato ha, o non ha, il diritto di sapere se l’acqua che ha bevuto ed utilizzato lavarsi e per cucinare è conforme o meno alle prescrizioni stabilite dal decreto legislativo 31/2001?
Come già avvenuto in passato, anche questa volta verrà avviata la solita caccia alle streghe per scovare un colpevole e quindi poterlo processare nella convinzione che punirne uno per educarne altri cento al silenzio e all’omertà sia il solo metodo per mettere a tacere l’opinione pubblica e la crescente preoccupazione tra il personale, oppure si provvederà alla completa e sicuramente più opportuna verifica delle acque di bordo destinate al consumo umano e quindi alla successiva bonifica di tutte le navi che compongono la flotta della forza armata?
Si procederà finalmente a dare ai comandanti delle unità navali le immediate disposizioni affinché, nella loro veste di datore di lavoro, provvedano ad assolvere gli obblighi di aggiornamento dei documenti di valutazione del rischio e di corretta informazione derivanti dal decreto legislativo 81/2008 anche attraverso la pubblicazione dei risultati delle analisi delle acque destinate al consumo umano oppure continueranno a dispensare al personale imbarcato gli ammonimenti sulle consegne del silenzio e sull’esistenza delle procure militari così come avviene ancora oggi?
Sono queste le domande che rivolgo al Capo di stato maggiore della Marina militare, ammiraglio Valter Girardelli, perché oggi, ancora più di ieri, ritengo inaccettabile che gli oltre 30mila uomini e donne della forza armata non possano avere la certezza che sia stata fatta e si stia facendo ogni possibile azione per garantire la massima tutela della loro salute e della loro sicurezza sul luogo di lavoro.
Sono pienamente convinto che l’ammiraglio Girardelli, in quanto capo della Marina militare, abbia il dovere, se non quello giuridico sicuramente quello morale, di rassicurare coi fatti e non con le parole gli uomini e le donne che quotidianamente garantiscono la sicurezza nei nostri mari e ciò, al momento, può essere fatto solo con l’immediata pubblicazione dei risultati delle analisi effettuate sulle acque destinate al consumo umano a bordo di tutte le navi della forza armata.
All’ammiraglio Girardelli, sicuramente è noto il caso della Nave Magnaghi, già salita all’onore delle cronache nel 2016 quando la missione che l’avrebbe dovuta condurre ad operare davanti alle coste del Libano fu improvvisamente annullata a causa della non conformità all’uso umano delle acque di bordo. Bene, in questi gironi l’attività della medesima nave è stata nuovamente annullata e sempre per lo stesso problema. La notizia mi conforta. Ben vengano queste decisioni per tutelare la salute del personale imbarcato.

Il problema che affligge, talvolta anche in modo cronico, le navi della Marina militare è ormai di dominio pubblico. Le rassicuranti dichiarazioni sulla salubrità dell’acqua di brodo che tutti abbiamo potuto leggere nei comunicati ufficiali della forza armata si sono infrante contro con l’innegabile realtà dei fatti. Nel solo Arsenale di La Spezia le navi Margottini, Fasan, Rizzo, Alghero, Grecale, Elettra e chissà quante altre hanno avuto, o hanno ancora, problemi di conformità all’uso umano delle acque utilizzate a bordo dagli equipaggi. Tuttavia, il fatto che dal primo di marzo scorso il laboratorio analisi presso il DMML spezzino, contrariamente a quanto avveniva in passato, non formula più i giudizi di idoneità sulle acque di bordo, se per un verso non mi stupisce, ma del resto come avrebbe potuto superare l’atavica inadeguatezza alle vigenti norme e l’assenza delle previste certificazioni, dall’altro mi conforta e mi porta a credere che finalmente la forza armata abbia deciso di affidare l’esecuzione dei controlli di laboratorio alle istituzioni sanitarie, competenti, accreditate e certificate.
I problemi di conformità delle acque di bordo che affliggono le navi dell’arsenale di La Spezia sicuramente angosciano anche quelle che fanno base presso gli arsenali di Taranto e di Augusta. A Taranto, solo per fare un esempio, mi risulta che le analisi siano effettuate dal laboratorio dell’Ospedale militare della forza armata che, tuttavia, non solo risulta sprovvisto delle necessarie certificazioni ma che, inoltre, opererebbe secondo le previsioni della direttiva emanata nel 2010 dalla locale Direzione di sanità e non, invece, secondo quanto disposto dalla recente disposizione del Comando della Squadra Navale (CINCNAV), datata 12 luglio 2016, che da puntuale applicazione ai decreti legislativi 31/2001 e 81/2008.
Comprendo che per una organizzazione militare complessa come lo è la Marina può essere difficile recuperare 17 anni di mancanze e ritardi ma ciò non esclude precise responsabilità nell’applicazione delle vigenti disposizioni di legge. Per questo motivo oggi, ancor più di ieri, ritengo sia doveroso da parte dell’ammiraglio Girardelli fare immediata chiarezza sullo stato delle acque destinate al consumo umano e rendere pubblici i risultati delle analisi effettuate a bordo di tutte le navi della forza armata, dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo 31/2001 ad oggi e ciò, al di là delle belle parole di convenienza, per rassicurare in modo certo e concreto il personale e i loro familiari. In mancanza di tali chiarimenti nei prossimi giorni darò mandato all’Avvocato Giorgio Carta per porre in essere ogni azione che riterrà utile per tutelare la salute del personale della forza armata.

(foto:www.marina.difesa.it)

Comellini a Girardelli: c’è “legionella” sulla FREMM Margottini?

“È la “legionella” il compagno di viaggio degli oltre 160 uomini di equipaggio della Fregata Europea Multi Missione (FREMM) Carlo Margottini salpata dal porto di La Spezia lo scorso 20 febbraio? È questa la domanda che pongo oggi all’ammiraglio Valter Girardelli, Capo di stato maggiore della Marina militare.
Caro ammiraglio già prima della partenza della Fregata Margottini i controlli effettuati sulle acque di bordo desinate al consumo umano avevano dato esiti positivi alla legionella ma nonostante ciò, senza attendere il risultato degli ulteriori controlli, la nave e tutto il suo equipaggio sono stati fatti partire per la lunga missione che li vedrà nei prossimi mesi impegnati nell’Oceano Indiano, nel Mar Arabico e nell’adiacente Golfo per partecipare all’Operazione europea antipirateria Atalanta.
Se è questo il grande senso di responsabilità con cui agisce la Marina militare per tutelare la salute dei propri uomini e donne allora occorre un immediato intervento delle autorità giudiziarie competenti perché il rischio al quale potrebbe essere concretamente esposto l’intero equipaggio della Nave Margottini va accertato.
Per tutelare il personale non le resta che ordinare l’immediato rientro in Italia della Fregata, e poi voglio augurami che il buon senso le suggerisca di dare le sue immediate dimissioni.”
(foto: www.difesa.marina.it)

L’ACQUA CONFORME ALL’USO UMANO E’ UN DIRITTO ANCHE A BORDO DELLE NAVI MILITARI

Mentre il vertice della Marina militare per tranquillizzare il proprio personale continua ad escludere ogni sorta di problema per quanto riguarda l’acqua destinata al consumo umano a bordo delle sue navi, mi giungono nuove e preoccupanti segnalazioni contrarie.

Per acqua destinata al consumo umano si intende:
“le acque trattate o non trattate, destinate ad uso potabile, per la preparazione di cibi e bevande, o per altri usi domestici, a prescindere dalla loro origine, siano esse fornite tramite una rete di distribuzione, mediante cisterne, in bottiglie o in contenitori” ed ancora “acque utilizzate in un’impresa alimentare per la fabbricazione, il trattamento, la conservazione o l’immissione sul mercato di prodotti o di sostanze destinate al consumo umano”.

INVITO

tutti gli uomini e donne che prestano servizio sulle unità navali della Marina militare a pretendere dai loro superiori l’immediata pubblicazione dei risultati delle analisi effettuate sulle acque di bordo e in mancanza di risposta a voler segnalare il fatto alle autorità competenti (Procura Militare/Ordinaria) e contestualmente ad inviare una segnalazione al seguente indirizzo di posta elettronica: info@partitodirittimilitari.it

INVITO

l’ammiraglio Valter Girardelli, Capo di stato maggiore della Marina militare, ad un serio confronto pubblico per assicurare una reale tutela della salute di tutto il personale della forza armata perché è fin troppo evidente che già dal 2001, anno di entrata in vigore del decreto legislativo 31/2001, i vertici della Marina militare, della Sanità militare, ma soprattutto quelli politici della Difesa, hanno sottovalutato la reale portata del problema che oggi rappresenta un grave pericolo per la salute di tutto il personale della forza armata.

Luca Marco Comellini

(foto: www.marina.difesa.it)

Sulla questione delle acque di bordo destinate al consumo umano la Marina militare pubblichi i risultati analisi altrimenti le sue sono solo chiacchiere

COMUNICATO STAMPA DEL 22 FEBBRAIO 2018

Oggi numerosi mezzi di informazione hanno riportato integralmente la nota stampa che la Marina militare ha diramato ieri nel tentativo di chiarire la questione delle acque di bordo destinate al consumo umano e la vicenda penale che coinvolge il maresciallo infermiere dott. Emiliano Boi attualmente sotto processo davanti al Tribunale militare di Verona perché accusato di avermi trasmesso alcuni messaggi comprovanti la mancata esecuzione delle previste analisi di laboratorio sulle acque destinate al consumo umano a bordo delle unità navali della Marina militare.
Sulla questione occorre fare alcune precisazioni. Le indagini avviate a seguito della pubblicazione di alcuni articoli di stampa, tra cui uno a mia firma pubblicato su Tiscali Notizie, dall’inequivocabile titolo “Marina Militare: per salvare i migranti rischiano di ammalarsi di legionella”, sono state svolte da una articolazione interregionale operante presso il Comando militare marittimo di La Spezia del Reparto Carabinieri Agenzia Sicurezza Marina Militare posto alle dirette dipendenze dello Stato Maggiore della Marina. Per quanto riguarda le negate azioni disciplinari mi risulta che il vertice militare abbia saggiamente deciso di rimandarne ogni valutazione all’esito del procedimento penale nonostante la normativa vigente consenta ugualmente di avviare e concludere il procedimento disciplinare a prescindere dalla conclusione di quello penale. Invece, per quanto riguarda gli aspetti riferiti alla salubrità delle acque destinate al consumo umano, mi sembra che dalla predetta nota emerga chiaramente l’imbarazzo della forza armata che solo nel luglio del 2016, cioè dopo la pubblicazione del mio articolo, si è resa conto che le disposizioni interne emanate nel 2004 per attuare le tassative prescrizioni del decreto legislativo 31/2001 erano incomplete e/o errate e che i laboratori analisi della forza armata non solo non erano e non sono ancora oggi dotati di adeguate strumentazioni per effettuare tutte le analisi previste dal citato decreto ma, come è emerso proprio nel corso del dibattimento processuale, almeno per quanto riguarda la sede del Dipartimento Militare Medicina Legale di La Spezia (DMML) non risultano essere impiegati tecnici di laboratorio abilitati. Alla luce di queste evidenze la nota diramata ieri dalla Marina militare sembra essere l’ennesima prova, ove già non ve ne fossero a sufficienza, di un comportamento estremamente superficiale del vertice della forza armata che sembra essere la prassi quando in gioco ci sono la sicurezza e la salute del personale. Sembra quasi un estremo e disperato tentativo volto a tranquillizzare l’opinione pubblica e i marinai imbarcati sulle unità navali. Anche la solita storiella della forza armata che “ha sempre agito con grande senso di responsabilità per tutelare la salute dei propri uomini e donne …” oggi non ha più alcun valore e appare anche inopportuna difronte alle continue evidenze di nuove comunicazioni che, come quelle tra nave Grecale e DMML La Spezia già rese pubbliche, ci continuano a raccontare di acque non conformi al consumo umano che non sono mai state smentite da alcuno. Questo modo di procedere del vertice militare, che si fa forte del suo essere “Istituzione” non mi sorprende ne deve sorprendere l’opinione pubblica perché è lo stesso modus operandi già più volte adottato dai vertici della Difesa e da ultimo in occasione della presentazione delle relazioni conclusive della Commissione parlamentare di inchiesta sull’utilizzo dell’uranio impoverito. Ma davvero il Capo di stato maggiore della Marina militare, ammiraglio Valter Girardelli, crede di poter risolvere una questione così importante ove è evidente una incompleta o errata applicazione delle norme in materia di salubrità delle acque destinate al consumo umano a bordo delle unità navali della forza armata raccontandoci che va tutto bene?
Allora dimostri con i fatti quello che afferma e pubblichi sul sito istituzionale della Difesa, per ogni unità navale in servizio dal 2001 fino ad oggi, i risultati delle analisi sulle acque di bordo destinate al consumo umano effettuate secondo le prescrizioni del decreto legislativo 31/2001; pubblichi i documenti di valutazione del rischio previsti dal decreto legislativo 81/2008 e tutti i risultati delle analisi laboratorio previste dai protocolli HACCP. Solo cosi la Marina militare potrà dimostrare di aver agito per tutelare la salute delle donne e degli uomini che hanno prestato e prestano servizio sulle navi della forza armata. Diversamente, come si dice dalle mie parti “le chiacchiere stanno a zero”.